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Giorgio Tommaso Piccirilli e Felice Pietrinferni: amicizia, motori e quella “sana follia” del sidecar

Giorgio Tommaso Piccirilli e Felice Pietrinferni avevano corso sempre insieme.

Prima ancora di essere compagni di pista, erano amici. Li univano la passione per le motociclette, il rumore dei motori e soprattutto quella fiducia particolare che nasce quando si corre fianco a fianco, condividendo velocità, rischio ed emozioni.

Erano anni in cui il motociclismo aveva ancora qualcosa di profondamente artigianale e umano. Il pilota conosceva la propria moto, ne ascoltava ogni vibrazione e affrontava la pista contando sul mezzo, sul proprio coraggio e sugli uomini che aveva accanto.

Giorgio Piccirilli, Felice Pietrinferni e la prova del sidecar

Un giorno Giorgio Tommaso Piccirilli e Felice Pietrinferni provarono anche il sidecar.

Bastò quell’esperienza per capire quanto fosse diversa da qualsiasi altra corsa in motocicletta. Nel sidecar non c’è soltanto la velocità: pilota e passeggero devono muoversi come un unico corpo, affidandosi completamente l’uno all’altro.

Quando Giorgio scese dal sidecar, sorrise.

Per guidarlo ci voleva una “sana follia”.

Una frase semplice, ma capace di raccontare un’intera epoca.

Non la follia che distrugge o porta a ignorare il pericolo. Piuttosto quella scintilla che spinge alcuni uomini a osare, a superare il limite conosciuto, a cercare qualcosa che nella vita quotidiana è difficile trovare.

Quella voglia di sentire la vita più forte, fino in fondo.

Due amici, una stessa passione per le corse

La storia di Giorgio Tommaso Piccirilli e Felice Pietrinferni non è soltanto una storia di motociclismo.

È il ricordo di due amici che hanno condiviso piste, motori ed esperienze in un periodo in cui correre significava anche fidarsi profondamente delle persone che si avevano accanto.

Fotografie come questa conservano qualcosa che va oltre il risultato di una gara. Raccontano volti, gesti e momenti che altrimenti rischierebbero di scomparire.

Ed è forse proprio questo il significato più autentico dell’archivio di Pietrinferni.it: mantenere viva la memoria di uomini, motociclette e corse, ma soprattutto delle storie che sono nate intorno a quei motori.

Perché dietro ogni numero di gara c’era un uomo.
E dietro ogni corsa, molto spesso, c’era un’amicizia.

Fonte e testimonianza originale: contenuto pubblicato su Facebook. Testo rielaborato e contestualizzato per l’archivio storico di Pietrinferni.it.

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