Pentamotor: la futuristica moto di Felice Pietrinferni con telaio in alluminio avio
Nel motociclismo italiano degli anni Settanta nacquero progetti straordinari che ancora oggi suscitano ammirazione tra appassionati e tecnici. Tra questi occupa un posto speciale la Pentamotor, una moto da competizione unica nel suo genere, progettata e costruita da Felice Pietrinferni, pilota, preparatore e geniale innovatore originario di Canzano.
La Pentamotor non era semplicemente una moto da corsa. Era un concentrato di tecnologia, ingegno e passione, caratterizzata da una soluzione rivoluzionaria per l’epoca: un telaio completamente inedito realizzato in alluminio aeronautico, costruito senza saldature e studiato per ottenere il massimo della leggerezza e della rigidità strutturale.
La nascita della Pentamotor
Tutto iniziò quando Felice Pietrinferni entrò in possesso di un motore Benelli 250 quattro cilindri. Invece di installarlo su un telaio esistente, decise di progettare una motocicletta completamente nuova, capace di sfruttarne al massimo le potenzialità. Fu una scelta coraggiosa che richiese mesi di studio, progettazione e lavoro artigianale.
La sua idea era semplice quanto rivoluzionaria: costruire una moto leggerissima, agile e performante, in grado di competere nelle gare TT3 dell’epoca e affrontare circuiti prestigiosi come Vallelunga.
Un telaio rivoluzionario in alluminio avio
L’elemento più innovativo della Pentamotor era senza dubbio il telaio. Felice progettò una struttura composta da piastre in avional alleggerite con numerosi fori e collegate tramite ribattini e bullonature, eliminando completamente le saldature. Una soluzione estremamente avanzata per quegli anni.
Leggero come un aereo
Per realizzare il progetto, Felice recuperò una vecchia struttura aeronautica in alluminio grazie all’incontro con un pilota conosciuto all’aeroporto di Ciampino. Da quel materiale nacque il telaio della Pentamotor, destinato a diventare uno degli esempi più originali di ingegneria motociclistica italiana.
Il risultato finale fu straordinario: la moto pesava appena 95 chilogrammi a secco, un valore impressionante per una moto da competizione degli anni Settanta.
Una ciclistica da vera moto da corsa
Ogni componente della Pentamotor era stato scelto con attenzione per garantire il massimo delle prestazioni.
- Forcella Marzocchi derivata dalle prime Morbidelli da Gran Premio;
- Ammortizzatori posteriori Bitubo;
- Tre freni a disco Brembo;
- Carenatura in vetroresina realizzata appositamente;
- Serbatoio con tappo rapido progettato da Felice Pietrinferni.
Ogni dettaglio era finalizzato a migliorare velocità, affidabilità e guidabilità.
La Pentamotor a Vallelunga
L’obiettivo del progetto era portare la nuova creatura sulle piste italiane e in particolare sul circuito di Vallelunga, uno dei templi del motociclismo nazionale.
Fin dalle prime uscite la Pentamotor dimostrò di possedere qualità eccezionali. Il telaio ultraleggero e il motore Benelli quattro cilindri garantivano un equilibrio perfetto tra velocità e maneggevolezza, permettendo alla moto di competere con mezzi molto più blasonati.
Felice Pietrinferni: oltre il ruolo di pilota
Chi ha conosciuto Felice Pietrinferni ricorda non soltanto il pilota vincitore della storica 500 Km di Vallelunga, ma soprattutto il tecnico capace di risolvere problemi considerati impossibili da altri meccanici.
La sua profonda conoscenza dei telai motociclistici lo portò a progettare strutture innovative e persino attrezzature professionali per il riallineamento dei telai incidentati. La Pentamotor rappresenta probabilmente la massima espressione della sua capacità progettuale.
Un simbolo dell’ingegno italiano
A distanza di oltre cinquant’anni, la Pentamotor continua a rappresentare un esempio straordinario di creatività, competenza tecnica e passione motociclistica. Non era il progetto di una grande casa costruttrice, ma il sogno realizzato da un uomo che credeva nelle proprie idee e nelle proprie capacità.
Oggi la Pentamotor è ricordata come una delle moto artigianali più innovative mai costruite in Italia e come una testimonianza concreta del talento di Felice Pietrinferni, una delle eccellenze motociclistiche che hanno reso orgogliosa la comunità di Canzano e il motociclismo abruzzese.










