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Tommaso Piccirilli e Felice Pietrinferni alla Isola-Arpino: il ricordo delle Kawasaki 500 tricilindriche

Ci sono testimonianze che, a distanza di decenni, riescono a restituire l’atmosfera delle corse meglio di una classifica o di un albo d’oro.

Questa storia arriva da un vecchio forum dedicato al motociclismo d’epoca e racconta Tommaso “Giorgio” Piccirilli e Felice Pietrinferni ai tempi delle gare in salita, insieme sulle loro Kawasaki 500 tricilindriche.

È il ricordo di chi allora era poco più che un bambino e aspettava il passaggio dei piloti lungo il percorso della Isola-Arpino.

Tommaso Piccirilli e le gare in salita

Prima di diventare uno dei protagonisti delle gare in pista, Tommaso Piccirilli aveva corso anche nelle competizioni in salita.

Per un ragazzo nato a Colleferro era quasi inevitabile confrontarsi con la celebre Colleferro-Segni, una delle salite motociclistiche più conosciute del territorio e una gara alla quale il nome di Piccirilli sarebbe rimasto profondamente legato.

Ma il ricordo recuperato dal web ci porta qualche chilometro più lontano, alla Isola-Arpino, e soprattutto ai giorni che precedevano la gara.

Piccirilli e Pietrinferni provano insieme la Isola-Arpino

Nei giorni precedenti la competizione, Piccirilli provava il percorso insieme all’amico Felice Pietrinferni.

Le protagoniste erano le Kawasaki 500 a tre cilindri, motociclette che all’inizio degli anni Settanta rappresentavano qualcosa di straordinario per prestazioni, rumore e carattere.

I due percorrevano ripetutamente la strada della gara: salivano, scendevano e ripartivano, cercando traiettorie e riferimenti.

Superato l’arrivo, racconta il testimone, si fermavano all’ombra della lunga fila di alberi che costeggiava la strada.

Ed è qui che la storia dei piloti incontra quella di alcuni bambini del posto.

«A’ ragazzì, mò ve scottate…»

I ragazzini aspettavano che Piccirilli e Pietrinferni si fermassero.

Poter osservare quelle Kawasaki da pochi centimetri era già uno spettacolo. Ma c’era soprattutto una cosa che li incuriosiva: il contachilometri.

Avvicinarsi alla moto e leggere quei numeri permetteva di immaginare velocità incredibili e, almeno per qualche istante, di sognare ad occhi aperti.

Presi dall’entusiasmo, però, i bambini finirono per avvicinarsi un po’ troppo alla Kawasaki ancora bollente.

Fu Piccirilli a richiamarli:

«A’ ragazzì, mò ve scottate…»

Un avvertimento semplice, pronunciato vedendoli ormai quasi appoggiati alla moto e con il rischio concreto di bruciarsi sulle parti ancora roventi.

È un’immagine bellissima del motociclismo di quegli anni.

Niente barriere tra pubblico e piloti, niente paddock inaccessibili. Due piloti si fermavano sotto gli alberi dopo aver provato il percorso e alcuni bambini potevano avvicinarsi alle loro moto, guardarle e sognare.

La vittoria di Piccirilli e quella Kawasaki che «annava a due»

Poi arrivò la domenica della gara.

Secondo la testimonianza originale, Tommaso Piccirilli vinse la classe 500 facendo registrare una media record.

All’arrivo, però, accadde qualcosa di curioso.

Nel parco chiuso il giovane che aveva assistito alle prove riuscì nuovamente ad avvicinarsi a Piccirilli. Si sarebbe aspettato di trovare un pilota entusiasta per la vittoria.

Invece lo trovò scuro in volto.

Piccirilli era arrabbiato perché la sua Kawasaki 500 tricilindrica, durante la gara, non aveva funzionato perfettamente.

«Annava a due.»

In altre parole, nonostante la vittoria, uno dei tre cilindri gli aveva dato problemi.

La risposta di un amico diventò la perfetta conclusione della giornata:

«E meno male… altrimenti arrivavi prima di partire!»

Felice Pietrinferni e Tommaso Piccirilli, una storia che continua a riemergere

Al di là dell’aneddoto, questa testimonianza aggiunge un altro piccolo tassello alla storia dell’amicizia e delle corse condivise da Felice Pietrinferni e Tommaso Piccirilli.

Non li ritroviamo soltanto sui circuiti, ma anche sulle strade delle gare in salita, insieme durante le prove e accomunati dalla stessa passione per quelle Kawasaki 500 tre cilindri che hanno segnato un’epoca.

Sono frammenti di memoria che acquistano ancora più valore quando, dopo oltre cinquant’anni, possono essere recuperati e messi in relazione con fotografie, risultati e altre testimonianze.

È anche questo uno degli obiettivi dell’Archivio Storico del Motoclub Felice Pietrinferni: raccogliere non soltanto le grandi vittorie, ma anche quelle piccole storie che permettono di ricostruire il lato più umano del motociclismo italiano degli anni Settanta.

Perché a volte basta il ricordo di due Kawasaki ferme all’ombra degli alberi e di alcuni bambini intenti a guardare un contachilometri per riportare in vita un’intera epoca.


Fonte della testimonianza: 50ini d’epoca – ForumFree. Il racconto della Isola-Arpino, i dialoghi e i particolari della gara sono riportati come testimonianza dell’autore del post originale.

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